L'Associazione Storica del Caiatino, il 29 settembre 2018, con il patrocinio dell'Amministrazione Comunale, ha ricordato GIUSEPPE FARAONE, nel primo centenario della morte.
Desideriamo ringraziare il Sindaco geom. Stefano Giaquinto, la presidente del Consiglio Comunale Ida Sorbo e tutta l'Amministrazione per aver appoggiato l'iniziativa e per la partecipazione all'evento.
Un particolare grazie ai relatori: Nicola Santacroce, Cristina Pepe e Alfonso Carullo.
Un grazie al professore Aldo Cervo per aver scritto il testo dell'Epigrafe commemorativa.
Grazie alla vetreria Ve.Cop. e alla ditta Co.tras. per aver GRATUITAMENTE offerto l'indispensabile manodopera per incidere il testo sul marmo e per il montaggio dello stesso: a tal proposito un grazie particolare ad Oreste Insero che, in qualità di infaticabile consigliere del direttivo dellASC è rimasto un intero pomeriggio con i muratori.
Un grande grazie a TUTTI I CAIATINI che sono intervenuti.
Gratitudine per il dottor Giuseppe De Nitto (Società di Storia Patria di Caserta) per averci onorato della sua autorevole presenza.
Un immenso grazie a TUTTI i SOCI e a tutto il Direttivo che porta avanti il progetto dellAssociazione Storica interamente contenuto nel suo Statuto.


A presto.
Ilaria Cervo

 Faraone1

Faraone2


 

L'Associazione Storica del Caiatino
RICORDA
Giuseppe Faraone
 
nel primo centenario della morte
 
                                                                                                               Interverranno:
 
                                                                                          Nicola Santacroce
                                                                                          Cristina Pepe
                                                                                          Alfonso Carullo
 
 
Sabato 29 settembre, ore 16.30 Sala Consiliare del Comune di Caiazzo 
Si ringrazia l'Amministrazione Comunale per la disponibilità.
 

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Invito archivio



 

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In famiglia si è sempre parlato del tragico bombardamento che subì Caiazzo il 27 gennaio 1944 legandolo all’episodio che aveva visto coinvolti lo zio sacerdote, don Pasquale Cervo, all’epoca parroco della Cattedrale, e un gruppo di bambini che si preparavano alla Prima Comunione.

A noi piccoli, che ascoltavamo sempre con stupore e spavento tutto ciò che era legato alla guerra (che negli anni 70 era sì lontana nel tempo, ma non poi così tanto...), il racconto del bombardamento veniva associato all’altro di “Zì Pascalino”, che, mentre gli aerei alleati sganciavano le bombe su Caiazzo, era in chiesa a fare catechismo. Parlava – il parroco –  di Gesù, del suo amore, della sua grandezza, della gioia di ritrovarsi un giorno con Lui in Paradiso… Improvvisamente – si legge ne “L’autunno di Montalba”(A. Cervo, ed. Eva 2011) – sulla terra, (…), piovvero delle bombe made in Usa (…). Lo scoppio degli ordigni, troppo vivo ancora nel ricordo di quei ragazzi che si preparavano per la Prima Comunione, sbandò la compagnia, e subito tornarono in mente i nascondigli del vicino ’43.

Il parroco tentò di evitare quel fuggire alla cieca, e nel disperato tentativo di trattenerli, si trovò drammaticamente di fronte alla più tragica delle verifiche, mai operata da un maestro nei confronti dei discepoli, a lezione appena ultimata.

“Non fuggite – gridò, mentre già i calcinacci piovevano dalle arcate. – Non fuggite: tra poco ce ne andremo tutti in paradiso”.

“Nun ce vulimmo venì!” risposero voci da più parti della cattedrale (…) “Nun ce vulimmo venì!”

Una risposta da indurre Iddio stesso a un esame di coscienza.

Purtroppo in Paradiso quel giorno di bambini ce ne andarono diversi insieme anche a diversi adulti, venti vittime che si aggiunsero alle ventidue che solo pochi mesi prima erano state trucidate a Monte Carmignano e a tutti gli altri che avevano perso la vita in quello sciagurato conflitto che era stato la Seconda Guerra Mondiale.

Questo modo di farci conoscere i fatti della guerra è tanto simile a quello de “La vita è bella” di Benigni, dove, per difendere l’innocenza e la spensieratezza del bambino protagonista, si associa alla guerra una componente giocosa senza per questo sminuire la portata tragica degli accadimenti.

Noi bambini ridevamo di gusto a quel “Nun ce vulimmo venì”, per poi smettere e rattristarci appena dopo, quando ci veniva detto che alcuni di quei bambini in paradiso ci andarono per davvero e non rividero più i loro genitori…

Il caso ha voluto che il 27 gennaio dell’anno successivo si ponesse fine all’orrore dei campi di concentramento. Venivano aperti i cancelli di Auschwitz e liberati tutti gli internati.

La guerra finiva e tutti i bambini sopravvissuti potevano alzare le braccia al cielo, sorridere e gridare “Abbiamo vinto!”.

Per noi caiatini questa data è, così, legata a due eventi, l’uno tragico che ci riguarda da vicino, l’altro di liberazione e di gioia che ugualmente ci riguarda e, insieme all’altro, ci unisce ulteriormente all’intera umanità.

Nel guardare le foto del bombardamento, all’immagine di Caiazzo del 27 gennaio 1944 si è sovrapposta quella di Damasco del gennaio 2018 con i suoi bambini che, come i loro coetanei caiatini di settantaquattro anni fa, in Paradiso “non ci vogliono andare” e già da troppo tempo aspettano di poter urlare “Abbiamo vinto!”

Abbiamo vinto la pace.

Nella giornata della memoria….il nostro cuore deve guardare al passato e a chi ancora ha “le cetre appese alle fronde dei salici…”

 

Ilaria Cervo

 


 

 

Il prossimo 29 GIUGNO, presso l’ex Seminario vescovile di Caiazzo, l’Associazione Storica del Caiatino presenta alle ore 19.00 il saggio “La memoria tradita”, di Giovanni Cerchia.
L’autore, docente di Storia Contemporanea all’Università degli Studi del Molise, ne parlerà insieme a Giuseppe Angelone, docente di storia all’Università degli Studi “L. Vanvitelli” della Campania.
Giovanni Cerchia, con questo volume ripercorre il contesto geografico, politico e sociologico del Mezzogiorno d’Italia, dove alle stragi naziste seguì un inquietante opera di rimozione. Eppure, in quel periodo la periferia meridionale assunse una sua centralità, in quanto luogo di conflitto, di deportazione e di esperienze di resistenza.

Memoria tradita


 

PIANI URBANISTICI E CARTA DELLE POTENZIALITA’ ARCHEOLOGICHE: NE DISCUTIAMO A PONTELATONE IL 31 MAGGIO

La tutela dei beni culturali sta attraversando un momento particolarmente delicato nel nostro Paese, ancora alla ricerca di un modello di organizzazione statale che sia stabile ed efficiente. Se da un lato la vslenza culturale è stata estesa a diverse categorie di testimonianze storiche e naturalistiche, dall’altra sono stati modificati e/o ridotti gli strumenti di salvaguardia. La politica del “fare” e quella “concertativa” non sempre sono riuscite a contemperare i diversi interessi in gioco, spesso a discapito di una effettiva tutela dei beni culturali, specialmente se naturali, degradati o considerati “minori”.

In questo quadro, l’Associazione Storica del Caiatino intende avviare un confronto con enti, associazioni e istituzioni pubbliche perché vi sia maggiore consapevolezza del valore dei beni culturali e degli strumenti di tutela che è possibile adottare.

Il 31 maggio avrà luogo a Pontelatone il primo degli appuntamenti, organizzato con il patrocinio e la fattiva collaborazione dell’Amministrazione comunale, e avrà per tema “LA CARTA DELLE POTENZIALITA’ ARCHEOLOGICHE: ESPERIENZE E PROSPETTIVE FUTURE PER IL GOVERNO DEL TERRITORIO”. Con la redazione dei Piani Urbanistici Comunali (PUC), le Amministrazioni locali dovranno predisporre anche strumenti di analisi che precedono le scelte urbanistiche, non solo per evitare lo sperpero o un uso improprio dei suoli, ma anche per prevenire eventuali conflitti tra nuove opere e potenzialità archeologiche presenti nel sottosuolo. Sarà questo il tema in discussione al Convegno che vedrà la partecipazione di esperti del mondo accademico, amministratori locali e funzionari del Ministero per i beni e le attività culturali. I lavori saranno introdotti dal sindaco di Pontelatone, Adriana Esperti, e dal presidente dell’Associazione Storica del Caiatino, Ilaria Cervo. Interverranno: Giuseppina Renda, docente di topografia antica all’Università degli Studi della Campania; Antonella Tomeo, archeologa funzionaria della Soprintendenza per le province di Benevento e Caserta; Antonio Salerno, direttore dei musei archeologici nazionali di Alife e Teano; Rossano Insogna, sindaco di Melizzano (BN); Nicola Sorbo, coordinatore dell’Osservatorio sui beni culturali e il paesaggio dell’Associazione Storica del Caiatino.

L’appuntamento è per il 31 maggio, alle ore 19, presso la sala riunioni del palazzo Galpiati a Pontelatone.

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A due secoli dalla nascita, l’Associazione Storica del Caiatino intende celebrare il grande Theodor Mommsen, tra i protagonisti della cultura europea del XIX secolo che ancora oggi influenza gli studi romanistici.

Politico, giurista, storico dell’età classica, lo studioso tedesco è noto soprattutto per la monumentale opera del “Corpus Inscriptionum Latinarum”, che raccoglie tutte le iscrizioni latine ritrovate, fino alla caduta dell’Impero romano d’Occidente.

L’opera ancora oggi è continuamente aggiornata, ma l’impianto è rimasto quello immaginato nel 1847 da Mommsen e dall’Accademia delle Scienze di Berlino. Anche l'attività di ricerca è la stessa, con un meticoloso lavoro sul campo fatto di “autopsie” che assicurano la fedele trascrizione delle epigrafi.

Theodor Mommsen si è recato personalmente in diversi centri di quello che fu l’Impero romano, soggiornando anche a Caiazzo per studiare diverse iscrizioni della zona. In questa impresa fu coadiuvato dal nostro studioso di patrie memorie Giuseppe Faraone, con il quale il grande storico tedesco intrattenne anche un interessante rapporto epistolare.

Oggi, a proseguire l’opera di Mommsen nella zona, è il professore finlandese Heikki Solin, considerato tra i massimi epigrafisti del nostro tempo, che dagli anni ’70 torna periodicamente nel nostro territorio per studiare nuovi ritrovamenti.

Su invito dell’Associazione Storica, sarà proprio il prof. Solin a illustrare gli studi epigrafici nell’area caiatino-formicolana da Mommsen ai giorni nostri e a tracciare la figura e l’opera del grande storico tedesco.

L’appuntamento è per il prossimo 26 maggio a Caiazzo, con inizio alle ore 19.00, presso l’ex Seminario vescovile.

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Il ricordo commosso di Joseph Agnone

“Era una persona semplice, affabile, gli piaceva intrattenersi con mio suocero e ascoltare il suo racconto. Spesso ritornava a casa nostra e si sedeva a tavola con noi con la naturalezza di uno di famiglia. Nei suoi confronti  nutriremo per sempre la gratitudine per aver trovato i responsabili della morte dei nostri cari.” Così Joseph Agnone nel ricordo commosso dei familiari delle vittime di Monte Carmignano che lo conobbero nel periodo dell’inchiesta che portò al processo e poi alla condanna, in Italia, di Wolfgang Lehing-Emden, l’ufficiale tedesco colpevole di quella terribile strage.

L’Associazione Storica del Caiatino, con la quale Agnone collaborò in quegli anni, accanto all’amico Giuseppe Capobianco, pubblicando con loro il volume “La barbarie e il coraggio”, vuole farne memoria con altrettanta gratitudine, ricordandone i modi gentili, la passione che metteva nelle sue ricerche storiche e l’ostinazione nello scavare negli archivi americani che gli permise di risalire agli autori dei fatti tragici di Caiazzo del 13 ottobre 1943

Vogliamo riportare di seguito uno stralcio dell’intervista che rilasciò nel 2004 al giornalista Antimo Della Valle

Signor Agnone, lei è stato il primo ricercatore a fornire alla magistratura italiana il dossier sulla strage di Caiazzo, ritrovato negli archivi americani. In che modo è riuscito a scoprire questa documentazione?

«Tutto è partito per passione, ero interessato alla storia della seconda guerra mondiale e, in particolar modo, alla guerra del Volturno».

In che modo ha indirizzato la sua ricerca sulla strage di Caiazzo, considerando che nessun libro di storia citava questo eccidio?

«Volevo approfondire alcuni dettagli relativi alla battaglia del Volturno e così consultai alcuni microfilm di giornali. Sul New York Times del 14 ottobre 1943 trovai un articolo che fece scattare la molla per una ricerca approfondita su Caiazzo. Il giornalista Herbert Matthews, scrisse che i tedeschi incendiavano tre case su quattro. Io per questo sentii la necessità di approfondire la ricerca, mi ricordavo della mia casa incendiata e provavo desiderio di trovare altri dettagli. Poi, mio nonno Luigi era di Caiazzo, faceva il barbiere e questo mi motivò ancora di più. In Biblioteca mi consigliarono di consultare gli Archivi. Così andai a Washington ai National Archives and Records Administration nel Maryland».

Dunque, lei si trovò in mano i registri dei crimini di guerra?

«Esattamente, per la prima volta ad un italoamericano fu consentito di consultare i registri dei crimini di guerra. All’interno di quei registri trovai il fascicolo sul massacro di Monte Carmignano, ma era solo una parte, ci volle molto tempo prima di recuperare tutta la documentazione. Prima informai il Comune di Caiazzo, poi la magistratura italiana».

Ma l’inchiesta non partì subito, ha dovuto insistere molto?

«Ci sono voluti molti anni prima che la magistratura italiana si decidesse a far partire l’inchiesta, io scrissi a diversi uomini politici, ma nessuno si interessò al caso».

In Italia il responsabile della strage di Caiazzo Wolfgang Lehing-Emden è stato condannato all’ergastolo in contumacia, ma non ha scontato la pena perché in Germania il reato è caduto in prescrizione; che idea si è fatto di questa vicenda?

«Io sono stato ascoltato dal presidente del Tribunale di Coblenza e gli ho spiegato le difficoltà che ho incontrato nel mettere insieme tutti i documenti sulla strage di Caiazzo. Ma ho avuto l’impressione che in Germania non c’è stata la volontà di punire questo tipo di reati. Anche l’Italia poteva fare di più, invece si è arrivata alla sentenza da parte del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere soltanto nel 1994, esattamente dieci anni fa».

In Italia i fascicoli sui crimini di Guerra sono stati occultati in un armadio presso la Procura militare di Roma e sono rimasti sconosciuti per anni fino al 1994, impedendo alla magistratura di avviare i relativi procedimenti penali. Questo credo sia l’aspetto più grave, non le pare?

«Certo (….)»

    (da JOSEPH AGNONE: "MOTIVAZIONI PSICOLOGICHE E NON STRATEGICHE NELLA BATTAGLIA DI MONTECASSINO"

      A sessant'anni dalla Strage di Caiazzo parla Joseph Agnone di Antimo Della Valle

 

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