Il Convegno - Giornale on line
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Il destino della città: patrimonio culturale e politiche di gestione. Qualche idea per Caiazzo
La domanda che più volte ci siamo posti è: quale futuro per il nostro paese? Come reagirà Caiazzo alle insidie (e ai benefici) della globalizzazione? Ci poniamo questi interrogativi senza falsa retorica, né con l'intento di demonizzare "parti politiche". Quello che conta davvero è il futuro del paese, e le associazioni, i comitati civici e, in genere, i cittadini, servono a questo: porsi domande, cercare di darsi delle risposte, guardare alla realtà e trovare delle soluzioni [1].
Cerchiamo, pertanto, con linguaggio semplice, di darci una risposta e di trovare delle soluzioni, tenendo sempre conto degli strumenti giuridici a nostra disposizione e non semplicemente affidandoci all'immaginazione [2]. A nostro umile e modesto parere il futuro della nostra città passa soprattutto attraverso il rilancio del suo centro storico, il suo millenario decumano. La promozione di questo garantisce prime risposte confortanti. Partiamo col dire che la nostra cittadina, per caratteristiche orografiche, culturali, ambientali e sociali, può (e deve) ambire a migliorare l'apporto turistico per favorire il suo centro storico. Il flusso dei turisti è già presente, alimentato dal fascino naturale e da eventi d'un certo rilievo che richiamano l'attenzione del "forestiero" [3]. Esso va, però, intensificato proprio attraverso la promozione del decumano. Abbiamo già avuto modo di dire [4] che il turismo rappresenta una delle maggiori risorse economiche su cui puntare, sebbene con una certa discrezione (dovuta al fatto che se da un lato l'afflusso turistico è ambrosia per il comparto economico e la vitalità del paese, dall'altro esso può essere causa di consunzione e degrado di quei beni e dei paesaggi che ne costituiscono la causa). Così, un afflusso turistico selezionato, accompagnato da guide specializzate nei luoghi da visitare attraverso selezionati percorsi[5], invogliato ad acquistare prodotti tipici [6] e a frequentare il paese costantemente, sollazzato dal clima, dalla venustas dei luoghi, dalla tranquillità sociale, garantirebbe l'importante recupero "automatico" della nostra realtà locale, dei micrositi e dei microambienti che devono essere base della valorizzazione dei territori e del valore identitario delle loro fondamentali diversità [7]. Un breve appunto a margine del dibattito sui Beni culturaliLa storia serba la memoria e il ricordo del passato, i manufatti artistici rendono tangibile e palpabile il vissuto. Il patrimonio storico-artistico e culturale è il fulcro della nostra identità e della nostra memoria storica. Un legame inestricabile di storia, arte e cultura che nel nostro Paese diviene regno dell'accaduto, dove la filologia, la scienza del certo, si intreccia con la filosofia, la scienza del vero. Un equilibrio delicato fatto di documenti, testimonianze del passato, esperienze del vissuto che attribuiscono al patrimonio culturale italiano un grande valore storico, oltre che artistico. Una chiesa o un palazzo storico non sono soltanto opere architettoniche, bensì testimonianze del passato, il cui significato si completa nel "contesto" in cui sono state prodotte e quello in cui successivamente si sono trovate. La loro conservazione, la loro stessa sopravvivenza è dunque strettamente legata al contesto: e cioè quel tessuto connettivo – nel capillare intrecciarsi di bellezze storico-artistiche e naturali – che lega tra loro centri storici e paesaggio e rappresenta il bene più prezioso del nostro Paese. Un contesto spesso stravolto, abbandonato a se stesso o al completo degrado e sottoposto al continuo capriccio di chi governa il territorio. Non è raro infatti imbattersi in centri storici fatiscenti – a causa del dilagante stato di abbandono del tessuto urbano e di una diminuzione della cura per i monumenti – oppure in paesaggi stravolti dalle speculazioni, con amministrazioni comunali spesso propense al rilascio di licenze edilizie per ottenere ritorno economico attraverso Ici e oneri di urbanizzazione. E questo nonostante la Costituzione italiana (art. 9) pone tra i principali obiettivi la tutela del paesaggio e del patrimonio storico e artistico della Nazione*. * Una sentenza della Corte Costituzionale (269/1995) ribadisce che «Il regime giuridico fissato per le cose di interesse storico e artistico, trovano nell'articolo 9 della Costituzione il suo fondamento, si giustifica nella sua specificità in relazione all'esigenza di salvaguardare beni culturali cui sono legati interessi primi per la vita culturale del paese. L'esigenza di conservare e garantire la fruizione da parte della collettività delle cose di interesse storico e artistico giustifica, di conseguenza, l'adozione di particolari misure di tutela, che si realizzano attraverso i poteri della pubblica amministrazione». |












