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Nicola Sorbo, Tra memoria e  oblio, L’eccidio di Caiazzo, Edizioni 2000diciassette, ottobre 2018;
Breve nota critica
di Aldo Cervo

  Tra memoria e oblio, presentata da un’ampia introduzione del giornalista Guido Ambrosino, è un’opera  utilissima per la storiografia a venire che vorrà tornare sul 1943 caiatino. Essa, insieme a un notevole corredo fotografico, raccoglie un po’ tutto quanto s’è detto, scritto e fatto relativamente alla strage nazista di Monte Carmignano, dall’individuazione e processo dei responsabili al Gemellaggio tra Caiazzo e Ochtendung. L’autore si sofferma – per così dire – in lungo e in largo anche sugli aspetti giudiziari della vicenda le cui complesse, cavillose, spesso divergenti interpretazioni hanno dato luogo negli anni a classificazioni differenziate del crimine, e conseguentemente ad approdi diversi della Giustizia tedesca e da quella italiana; la prima lasciando libero l’esecutore dell’eccidio, Emden, per “prescrizione del reato”; la seconda condannando l’imputato – contumace – all’ergastolo.
  Passare in rassegna, nella presente pagina tutte le questioni riproposte e discusse  è operazione proibitiva (oltre che inutile): il testo va approcciato direttamente dal lettore interessato, che solo così potrà farsi un’idea dello spessore, della portata e della funzionalità storica del medesimo.
  Nella nota (che si scrive per l’Almanacco 2018) prendo atto volentieri del tono sobrio e misurato delle considerazioni – condivisibili o meno – che l’autore destina alle tante problematiche affrontate, così lontano – il tono dal “fondamentalismo” perentorio dei trascorsi anni.
  Un percorso, dunque, di apprezzabile maturazione umana e culturale quello compiuto dal Sorbo, più disposto a opportuni distinguo, molto meno, invece, a sommarie scomuniche o assoluzioni; confermato infine – il percorso -  nella chiusura del libro affidata a Giovanni Paolo II: Non c’è pace senza giustizia, non c’è giustizia senza perdono.

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